Alberto Maieli/ ottobre 4, 2017/ Comunicazione, Notizie/ 0 comments

Il 14° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, dal titolo “I media e il nuovo immaginario collettivo” presentato a Roma. I numeri sono agghiaccianti: l’Italia che emerge è un paese con valori al rovescio, dove le fake-news trovano terreno fertile e gli adulti sono eterni ragazzi.

rapporto censis-ucsi comunicazione

La presentazione del Rapporto in Sala Zuccari / Foto: @UcsiSocial

Quando ci mettiamo in posa per un selfie sorridiamo.

Ma stavolta fare “cheese” è davvero difficile.

La foto emersa dal 14° Rapporto Censis-Ucsi è agghiacciante.

Il titolo del dossier è “I media e il nuovo immaginario collettivo”.

Riporta i dati sulla percezione e l’uso dei media in Italia.

Tra i primi a diffonderli ci sono Corriere e Repubblica.

#comunicazione, Censis diffonde rapporto. Numeri agghiaccianti: Condividi il Tweet

Si parla di un’Italia scissa sotto il profilo generazionale.

Priva di tessuto sociale, in cui i genitori si comportano come e peggio dei figli.

Dove si crede alle fake-news e la politica non interessa più nessuno.

Un paese che vive malamente il passaggio dal vecchio al nuovo.

Dall’era dell’informazione cartacea a quella dei media digitali.

Che fa fatica ad adeguarsi e non comprende il contesto.

E che – come si è soliti fare da noi – tiene il piede in due scarpe.

Affidandosi a “mamma” TV, dove approdano i grandi giornalisti.

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E’ il selfie il bisogno primario nei giovani tra i 14 e i 29 anni / foto: Pixabay

RAPPORTO CENSIS-UCSI: NUMERI AGGHIACCIANTI

Come avviene per ogni indagine o dossier, occorre fermarsi a pensare.

Lo impongono i numeri del Rapporto Censis-Ucsi.

Lo impongono soprattutto il buonsenso e l’umiltà.

Sovvertiti i fattori centrali della società per i giovani tra i 14 e i 29 anni.

Il selfie, citato per il 21,6%, o la cura del corpo (23,1%) bisogni quasi primari.

Più di un buon titolo di studio, che importa solo per il 14,9%.

Ora, che i Millennials non abbiano radici e siano flessibili può solo essere un vantaggio.

Ma c’è anche un rovescio della medaglia di cui tenere conto.

Questa facilità e velocità di cambiamento non può applicarsi in ogni contesto.

Soprattutto quello dei rapporti interpersonali.

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Quando il fatto è meno importante dell’opinione: l’implosione invisibile / foto: Pixabay

L’IMPLOSIONE INVISIBILE NELL’ERA BIOMEDIATICA

Che cosa sia l’era biomediatica lo spiega Massimiliano Valerii al Corriere:

“Questa è una nazione in transizione, frammentata, senza un’agenda sociale condivisa da una maggioranza, polverizzata da smartphone, social network e web, utilizzati sempre più per esprimere i propri interessi”.

Il direttore generale del Censis è chiaro: la comunicazione, da verticale, è oggi orizzontale.

Più della metà degli utenti campionati ammette di aver creduto alle fake-news.

E non bastano le smentite degli organi di stampa ad aprire gli occhi agli utenti.

Per un Millennial cresciuto coltivando il mito di internet, ciò che dice la rete è Vangelo.

Proprio qui sta la mancanza di una agenda sociale degli individui.

Tutti, ma soprattutto i più giovani, si lasciano dettare la propria da chiunque.

Basta che sia sul web e pontifichi a migliaia, milioni di utenti.

E sarà degno di credibilità, a prescindere da ciò che dice.

Il fatto è ormai meno importante dell’opinione: io la chiamo l’implosione invisibile.

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Gli adulti giocano a fare i ragazzini perché non accettano la conta dei loro anni / foto: Pixabay

QUEGLI ADULTI ETERNI RAGAZZINI

Cosa importa che Internet cresca (75,2%) se poi aumenta anche il divario digitale?

E gli over 65 si allontanano sempre di più dai Millennials?

Così come i genitori stessi, che giocano a fare gli eterni ragazzini.

Nel tentativo di essere il più possibile simili ai loro figli.

E nell’incapacità di non riuscire a rassegnarsi a dover invecchiare.

Li vedi che usano gli strumenti della tecnologia per comunicare.

Ma non lo sanno fare e incorrono in sbagli madornali, per cui i figli perdono fiducia in loro.

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La comunicazione compie il suo corso, ma per il Censis è una fase transitoria / foto: Pixabay

FASE DI COESISTENZA TRANSITORIA (FORSE)

Dal dossier si legge che “la rivoluzione digitale ha compiuto il suo corso e ha dispiegato i suoi effetti”.

Ma Valerii resta ottimista, ritenendo questa fase come transitoria.

E questo “nonostante le distanze tra i consumi mediatici dei giovani e quelli degli anziani siano assai rilevanti”.

Analizzando ciò che importa di più oggi, si nota che le prime 4 posizioni sono equamente divise.

Occupate da due valori tradizionali e due emblemi innovativi.

Per l’immaginario collettivo della società è il posto fisso (38,5%) la cosa più importante.

A seguire troviamo i social network (28,3%).

Poi la casa di proprietà (26,2%) e infine lo smartphone (25,7%).

Mutano i meccanismi della società e con essi anche gusti e aspettative.

Ciò che però preoccupa resta il prepotente individualismo.

Unito ad una forte, fortissima mancanza di cultura.

Per lo sviluppo di una civiltà questo non è mai un buon segno.

Perché non vi sono tecnologia o smartphone che tengano.

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